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Rientro da un bel viaggio nell'arcipelago di capo verde.
Ho potuto visitare e alloggiare per un periodo medio-breve presso l'isola di Boa Vista, l'isola di Sao Vincente, l'isola di Sant'Antao e per ultima l'isola di Sal.
Ogni isola ha una peculiarità specifica che necessariamente (anzi quasi mai) non coinciede con qualla di un'altra.
A Boa Vista la natura ti entra dentro anche se non lo vuoi, sconvolgente e affascinante da 10 e lode. Ho potuto conoscere sia Capoverdiani che Italiani residenti in loco. Entrambi sono stati all'altezza della natura che ci circondava. Forse i Capoverdiani avendo meno da perdere sono sempre i più sinceri, ma anche suo nostri connazionali non ci si pou' lamentare. Speriamo che questo duri. I pochi cantieri aperti lasciano ben sperare in uno sviluppo dosato ed intelligente.
Sao Vincente a fronte di una natura meno drastica si presenta con una città (Mindelo) che non ti fa prendere respiro un attimo, sia di giorno che di notte (Ero in viaggio con mia moglie quindi non pensate cio' che non è stato), la vitalità di questo nucleo urbano e della gente che lo abita sono a dir poco mozzafiato. Mai per un attimo mi è venuto lo scrupolo che, passeggiare nelle vie più strette o nella calca del mercato del pesce o ancora in un pulmino "Aluguer" ci fosse qualcosa di cui preoccuparsi. Fortunatamente l'isola non trae il sostentamento principlae dal turismo e questo ti fa immergere nella vera cultura capoverdiana. Anche qua gli italiani che risiedono sono ben intergati nel tessuto sociale ma....fanno un po' gli speculatori con i loro investimenti. Le spiagge sono belle ma dopo boa vista il confrnoto non regge.
Sant'antao te la devi guadagnare...in tutti i sensi. Dopo il trasefrimento in barca da Mindelo (50 minuti di passione cavalcando le onde dell'Oceano che si infilano fra le due isole) si puo' partire per le escursioni sull'isola. Sia che queste vengano fatte a piedi che con i pick-up sono comunque faticose, ma alla fine si viene ripagati ampiamente da un paesaggio a dir poco mozza-fiato. Un mix fra foresta tropicale malese e un'alpeggio sudtirolese. Da infarto.
Consiglio di trascorrere una o due notti sull'isola poichè è una delle più grandi e merita di essere scoperta al di fuori dei tour mordi e fuggi giornalieri.
Sal è completamte diversa dalle precedenti......una delusione, il paesaggio è decisamente più "normale" rispetto alle precedenti, la popolazione non si capisce a che nazionalità appartiene, ma sopratutto i turisti (molti italiani) non capiscono che stanno visitando qualc'osa di finto realizzato ad hoc per loro. Una puntatina a Espargos vi farà capire che il piccolo paese di Santa Maria è una brutta copia di una località turistica da grande massa italiana. L'uomo bianco ha rovinato quel poco che c'era di buono. Ho avuto modo di frequentare alcuni locali gestiti da italiani che provano a fare i grandi imprenditori sulle spalle dei capoverdiani o dei senegalesi pagandoli pochi euro e dandolgi solo vitto e alloggio. Dopo i portoghesi che nel 1600 deportarono gli schiavi in america per sfruttarne la manodopera, ora gli italiani vanno dove la schiavitù moderna abita per sfruttarla in modo legale. Parlando con gli italiani imprenditori a Sal si ha la netta sensazione della loro poca buona fede e del loro disinteresse per uno sviluppo locale intelligente, basta guardare alcuni edifici che vi sebrrerà di essere in quartiere pseudo-residenziale di una cittadina italiana, mancano solo i nani nel giardino. Speriamo che un giorno la speculazione gli si rivolti contro.....
Non fatevi ingannare a Sal e in particolare a Santa Maria i capoverdiani sono solo il 10%. Tutto il resto della popolazione è alloctona e vive solo per spennare il turista. Un consiglio per chi si fermasse a Sal: le escursioni fatevele da voi andando a prendere un pick-up con l'autista; le strade le conoscono perfettamente e evitereste di essere spennati da quelle persone "non capoverdiane " che vi propongono gite ed escursioni.
Buona Vacanza per chi parte e buona riflessione a chi rientra.


in gentile concessione di "Mauvi"


Chiudete gli occhi, provate a immaginare un'isola grande tre volte l'Elba, popolata da circa 4.000 abitanti, quasi tutti concentrati nel capoluogo, con una ricettività turistica di non più di 350 posti letto. (DATI DEL 2004) !!¨¨

   Pensate a un territorio di origine vulcanica dove convivono gli scenari più eterogenei: interminabili pietraie color nero petrolio, intervallate da vasti pianori composti di terre rosse, come improbabili e giganteschi campi da tennis; deserti di sabbia sahariana punteggiati da verdissime oasi, simili ad un giardino botanico naturale; bianche ed imponenti dune di sabbia in perenne movimento, che si rincorrono lungo 55 chilometri di spiagge semideserte, affacciate su un mare dalle tonalità cromatiche cangianti fra il verde smeraldo e il blu cobalto.

   La ricetta è la seguente: prendete 620 km² di paesaggio africano, conditelo con lingua, storia e cultura europee ed aggiungete un pizzico di America Latina, nelle sonorità della musica locale, nei tratti somatici e nell'incedere unico dei suoi abitanti, che si distinguono per un portamento fiero e sinuoso, come se ogni camminata interpretasse un'antica elegante danza tribale; il mix è perfetto, siete a Boavista, la terza per estensione delle 10 isole che compongono l'Arcipelago di Capo Verde, già colonia portoghese, divenuta Repubblica democratica indipendente dalla metà degli anni '70, ma che mantiene tuttora stretti legami economici e culturali con l'ex Madrepatria e che si caratterizza per un tenore di vita e per condizioni sanitarie all'avanguardia fra i Paesi africani.

   Le Isole del Capo Verde (circa 16° N e 24° W), unitamente alle Canarie, alle Azzorre, a Madeira e alle Isole Selvagge, altro non sarebbero se non quanto rimane di quel mitico e affascinante Continente di Atlantide, scomparso nella notte dei tempi e grazie alla loro posizione geografica, in pieno Oceano Atlantico al largo delle coste del Senegal, possono vantare condizioni climatiche più favorevoli rispetto alle terre situate alle medesime latitudini; le oscillazioni termiche, infatti, sono piuttosto contenute nei vari mesi dell'anno e i venti, che spirano impetuosi da gennaio a marzo, si mantengono attivi anche in piena estate, periodo durante il quale si concentrano i pochi millimetri di pioggia che cadono nel corso dell'intero anno, con qualche piccola variazione fra un'isola e l'altra.

   Sono innumerevoli le perle ambientali di Boavista, prima fra tutte la praia di Curralinho, meglio conosciuta come Santa Monica, per la somiglianza con l'omonima spiaggia californiana: i depliant turistici la definiscono come la più lunga spiaggia del mondo, io preferisco considerarla una delle più belle del pianeta, con i suoi 18 km ininterrotti di sabbia fine e mare incontaminato senza alcun insediamento umano.

   La suggestione esotica trasmessa dall'etimologia dei nomi delle spiagge di Boavista non è pari alla loro bellezza e al loro fascino: come Varandinha, dove il mare tempestoso si diverte a giocare con la spiaggia e con le grotte, in un susseguirsi di insenature rocciose e sabbiose di incomparabile meraviglia, o come a Curral Velho, lunga striscia di sabbia antistante un villaggio di pescatori, nei pressi di una salina.

   Non meno interessante è la piccola spiaggia di Ervatao, che si caratterizza per il basso fondale marino, dolcemente digradante nell'acqua; è l'habitat ideale per le tartarughe marine (Caretta Caretta), che puntualmente ad ogni estate si danno appuntamento per deporvi centinaia di uova, sotto gli occhi attenti dei volontari delle associazioni ambientaliste, che vigilano fino alla schiusa, affinché i piccoli raggiungano incolumi il mare.

   Ma è nell'interno dell'isola che è facile imbattersi in splendidi paesaggi tropicali: a bordo dei pick up, lungo le sobbalzanti piste appena abbozzate fra le migliaia di pietre nere disseminate come frammenti di bombe scagliate nel corso dei secoli, che ci ricordano la natura vulcanica di Capo Verde; oppure fra le dune del magico deserto di Viana, composto dalla sabbia sahariana che l'Harmattan, il vento del deserto ha portato fin qui granello dopo granello. Le dune sono poste in una sorta di conca, al margine della quale sorge una lussureggiante oasi con palmizi e acacie, chiusa da una parete verticale di roccia nera, che insieme all'intenso azzurro del cielo formano un contrasto cromatico davvero indimenticabile.

   Per la verità, in ordine all'origine delle sabbie presenti a Boavista, alcuni biologi hanno divulgato recentemente un'altra teoria, secondo la quale parte della sabbia sarebbe prodotta dai numerosi pesci pappagallo che, frammentando le formazioni madreporiche, forniscono il materiale primario, modellato successivamente dal movimento ondoso. Gli studiosi sono concordi nell'affermare che la combinazione dei due fattori avrebbe dato origine all'enorme quantità di sabbia presente a Boavista, che grazie alla sua forma rotondeggiante, permette all'onda oceanica di avvolgerla in ogni anfratto della sua costa e al vento costante di completare la sua opera di diffusione della sabbia sulla costa e nell'interno.

   È un'isola unica, sia dal punto di vista ambientale che sotto il profilo etnico: è come se i più eterogenei paesaggi e le più diverse culture tropicali si fossero concentrati qui. Forse lo aveva intuito quel marinaio di vedetta in un veliero alle prese con una furiosa tempesta, il quale, avvistando l'isola, pare avesse esclamato: "Capitano, buona vista !", in luogo del tradizionale "Terra in vista", ribattezzando in tal modo l'isola, che inizialmente era chiamata S. Cristòvao (scoperta nel 1480).

   Certamente ne hanno la consapevolezza i numerosi europei innamorati di Boavista, che si sono stabiliti qui, fra i quali molti italiani; uno di questi, Ivan, gestore dell'Hotel Estoril (sull'omonima lunga spiaggia adiacente il capoluogo Sal Rei), modenese di nascita, trapiantato per alcuni anni a Capraia, nell'Arcipelago toscano, dal 1991 cittadino capoverdiano d'adozione.

   Ivan inizialmente si schermisce, cercando di farmi credere di aver scelto di vivere qui unicamente per un investimento turistico; solo dopo essermi conquistato più confidenza, con la complicità della sera e della musica di un orchestrina locale in sottofondo, mi confessa più sinceramente di avere sognato fin da bambino di fuggire dalla città, per vivere al mare dei tropici.

   - Io ho il mare dentro -, mi rivela Ivan, - e Capraia era ancora troppo fredda per poter vivere tutto l'anno con pochi vestiti addosso -.

   Ormai Ivan il mare non lo vede quasi più, indaffarato com'è nell'attività alberghiera e della fattoria, situata a pochi chilometri nell'interno, dove alleva splendidi esemplari di cavalli a disposizione dei turisti e dove coltiva gli ortaggi e la frutta serviti freschissimi sulla tavola del ristorante dell'albergo.

   Mi rimane ancora lo spazio per parlare delle ceramiche artigianali di Rabil, semplici ma ottime come souvenir, e della visita all'insediamento antico di Provoçao Velha, molto suggestiva, con le sue precarie coperture in paglia dei tetti delle vecchie abitazioni.

   Posso solo dirvi che negli occhi mi resterà per lungo tempo il caleidoscopio di colori di Boavista, della sua natura selvaggia, delle variopinte facciate delle case e degli indumenti dei capoverdiani; così come a volte mi sembra ancora di sentire il soffiare incessante dell'Harmattan, le malinconiche melodie della Morna, la musica nazionale di Capo Verde e le parole di Ivan, un uomo che aveva "Il mare dentro" e che solo qui è riuscito a coronare il suo infantile sogno tropicale.

Scegliete la directory di vostro interesse e buon divertimento, ma mi raccomando, non tardate a visitare le isole, prima che sia troppo tardi: stanno costruendo dappertutto !

 Ermanno Sommariva

KUSA DI KASA CIDADE VELHA DA ANNA E ALBERTO

UNA OASI DI PACE E AMICIZIA !! SI MANCIA CON I FIOCCHI CUCINA CABO/ITALO !!! PROVARE PER CREDERE !!

CIDADE VELHA - SANTIAGO

PRAIA - SANTIAGO NUOVO AEROPORTO

FOGO

brava

ISOLA DI BRAVA

ISOLA DI BRAVA

OBRIGADO E BOM VIAGEM PA TUD - ATE LOG